Allegoria europea

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Mircea Cantor, Europe Supported By Africa and Asia (after William Blake), 2009. Courtesy of Yvon Lambert.

Questa fotografia, intitolata “Europa sorretta da Africa ed Asia” è un opera del’artista rumeno Mircea Cantor. Realizzata nel 2009, essa trae ispirazione dall’incisione di William Blake, che a suo tempo voleva denunciare la schiavitù. Il senso dell’opera d’arte è spiegato qui.

L’allegoria è comunque piuttosto ovvia. Forse i vari leader europei (Merkel, Hollande, Rajoy, Cameron, etc.) dovrebbero averla nel loro ufficio  e nelle sale dove si riuniscono tanto per ricordarsi ogni giorni che fare squadra per noi europei, non è un capriccio ma un dovere. Se insieme non cerchiamo di governare e regolare per gli attuali processi di mondializzazione, sarai lei, la “mondializzazione” a fare i conti con noi (e di fatto li sta facendo). Agendo in ordine disperso possiamo ottenere poco o nulla.


#contribuenti-netti?

Davanti alla guerra in corso sul futuro del budget europeo, è importante prepararsi, sopratutto quando alcuni stati sciorinano il concetto di contribuente netto. Sapevate per esempio che l’Italia è uno di questi paesi? È che alcuni alfieri dell’eurofobia come ad esempio l’Ungheria e la Repubblica Ceca fanno invece parte del gruppo dei beneficiari?

Per farvi un’idea precisa vale la pena dare uno sguardo a questa infografica pubblicata da Le Monde:


i negoziati sul budget europeo

Al Consiglio Europeo si è parlato di Budget e pare che non siano arrivati a nessun accordo. Secondo il think thank conservaotre britanncio (eurofobo, ça va sans dire) questa era l’ultima bozza di proposta fatta circolare da Van Rompuy:

Si riscontrerebbe in sostanza una riduzione degli aiuti alla cooperazione allo sviluppo (da cui le proteste delle ONG). Anche i fondi di coesione non si capisce bene che fine faranno:

Viene da chiedersi se in una condizione di crisi e stagnazione, si può davvero credere che la salvezza venga da dei tagli al budget europeo. Le risposte però le lasciamo dare ad altri:

1) Secondo il quotidiano argentino Clarín: “il budget sembra essere stato preparato da qualcuno che ha dimenticato che l’Europa sta vivendo la sua peggiore crisi dalla Seconda Guerra Mondiale”

2) L’eurodeputato olandese Gerbrandy dice che il punto sta non tanto nel sapere quanti soldi si spendono ma piuttosto come vengono spesi questi soldi

3) Nel suo editoriale di ieri Le Monde ricordava che se i britannici sono dei difensori del mercato unico devono capire che mantenere questo mercato ha un prezzo, vale a dire i fondi di coesione, “che servono ad aiutare i più poveri a recuperare il loro ritardo”. Se gli Svizzeri hanno accettato di versare questi fondi “per potere accedere ad un grande mercato”, allora anche i Britannici, semmai decidessero di uscire dall’UE, “dovranno fare la stessa cosa”.


se il difensore non difende

Ieri si parlava dell’eurofobia britannica e del fatto che se essa appare ad oggi del tutto incontrastata nel Regno Unito qualche responsabilità la portano anche coloro che pur avendo il compito di difendere il senso della costruzione europea non si sono dati così tanto da fare.

Beh proprio ieri, Jean Quatremer, sembrava affermare lo stesso concetto nel suo blog. Quatremer accusava infatti Barroso, non solo di aver presentato una proposta fumosa (se vuoi farti capire devi farlo chiaramente) ma soprattutto di non aver fatto quasi nulla per difendere il suo progetto di Budget.

Et depuis ? Rien, absolument rien. Un an sans communication vers l’extérieur. Un président absent, qui tente surtout de contrer l’influence de Herman Van Rompuy, le président du Conseil européen, auprès des États et du Parlement européen, des commissaires tétanisés osant à peine parler aux médias, des directeurs généraux planqués dans leur bureau au lieu d’expliquer les enjeux des négociations. Résultat : champ libre pour les États qui peuvent dire tout le mal qu’ils pensent des propositions de la Commission (et qui ne s’en privent pas, tout le monde est disponible)

Il risultato è sempre lo stesso: se non fai nulla per difendere il tuo operato, se non dai ragioni di credere a chi in te ci vuole credere, allora finisci per fare un favore ai tuoi avversari che ti vogliono al tappeto. Insomma se l’integrazione europea non la difende la Commissione Europea, chi lo deve fare?


dell’eurofobia britannica

Intervistato da Euractiv sulla posizioni euroscettiche di David Ceemron, il ricercatore britannico Glenn Gottfried parla anche dell’egemonia culturale dilagante degli Eurofobi nel Regno Unito, ed a tal riguardo individua due responsabili in particolare:

1) La Commissione Europea che a suo tempo si mostro incapace i successi ottenuti nel Nord dell’Inghilterra grazie ai fondi strutturali. Se non comunichi quando fai qualcosa bene, quando vuoi comunicare?

2) Gli europeisti inglesi che dal 1975 in poi non hanno fai sentito la necessità di spiegare l’Europa ai loro cittadini, malgrado alcuni evidenti successi (la libertà di circolazione, ecc.)

Questi due soggetti abdicando dal loro ruolo di ambasciatori dell’integrazione europea nel Regno Unito, hanno finito per lasciare campo libero agli eurofobi.


european biggest waste of money

I curiosi di affari europei conosceranno Nigel Farage, eurodeputato britannico, conosciuto dalla cronache di Bruxelles e di Strasburgo per le sue burbere filippiche euroscettiche. Ebbene nel corso della seduta plenaria del Parlamento Europeo di ieri a Strasburgo, davanti ad un Farage che per l’ennesima volta chiedeva una drastica riduzione del budget comunitario, Guy Verohfstadt, capogruppo dei liberali (nonché ex-primo ministro belga), gli ha risposto così:


du iu spik european?

Uno dei problemi evidenti del comunicare a livello europeo è sicuramente la lingua. Per quanto l’uso dell’inglese risulti sempre più diffuso fra i cittadini europei, le istituzioni europee devono capire che l’inglese non basta. Se queste infatti vogliono essere percepite dai cittadini europei come qualcosa di “più vicino”, allora è fondamentale saper parlare la lingua del proprio destinatario. Certo poi non basterà tradurre sterilmente il messaggio, questo andrà pure adattato in funzione del destinatario.

Tutto questo per dire che il Parlamento Europeo ha un meraviglioso profilo Facebook su cui ogni giorno racconta delle storie molto interessanti. Lo fa bene usando tra l’altro delle bellissime immagini: il problema è che lo fa solo in inglese.

Come dicevamo prima, se si vuole giungere ai cittadini europei  ed arrivare al loro cuore (ed alla loro testa) allora l’inglese non basta. E questo anche quando si parla il linguaggio visivo-emotivo di Facebook. Questa è una cosa che hanno capito alcune testate di informazione europea. Osare il multilinguismo nella strategia di comunicazione UE è una necessità e non un capriccio ma un impellente necessità: quanto tempo ci vorrà a capirlo?


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