chiamalo come vuoi, ma non federalismo

Passiamo da un francese ad un altro. In un’intervista concessa qualche settimana fa al quotidiano Libération, il ministro delle finanze francese, Pierre Moscovici, ha affermato che oramai al termine “federalismo” preferisce usare quello di “intregrazione concreta et funzionale”.

La parola federalismo è un vecchio tabu per i francesi (allevati al culto della repubblica unita ed indivisibile) ma certo che siamo messi davvero male se anche un ex-presidente della sezione francese del Movimento Europeo, qual’era Moscovici, ha paura ad utilizzare quella parola e non riesce a spiegare ai propri cittadini che il federalismo, proprio quello vuol dire: integrazione funzionale e concreta.

Ma il fatto è un altro. Magari fosse solo un problema di parole. La pochezza è tale che qui l’Unione Politica non la fanno neanche davanti al pericolo. Non per assenza volontà, ma proprio per incapacità e mancanza di visione (che in tale circostanza dovrebbe essere la sopravvivenza, ma manco quella c’è).

PS.: Piccola nota per i feticisti, dell’intervista in questione vale la pena anche sottolineare il riferimento gramsciano (involontario?) del ministro francese che ad una domanda del giornalista risponde parlando di avere“l’ottimismo della volontà”.

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3 commenti on “chiamalo come vuoi, ma non federalismo”

  1. federicomartire scrive:

    Non per fare autocitazione, però, come dicevamo qui (http://maldeuropa.wordpress.com/2012/06/02/linvoluzione-federalista/) riportando uno studio di Notre Europe, oramai in Europa siamo al ‘federalismo come slogan’, al federalismo di facciata. O forse siamo oltre, siamo al totale rigetto dell’idea federalista.

  2. stradedifrancia scrive:

    @Federico: sicuramente è tutta facciata. Son due anni che alternano dichiarazioni del tipo “salveremo l’Europa”, ha iniziato Sarkozy (anche famoso per il suo “cambieremo il capitalismo”). Oramai siamo allla politica dichiaratoria. Si dichiara e non si fa nulla. Perché è difficile fare qualsiasi cosa (qualsiasi essa sia), perché ci son troppi interessi ed i nostri politici son impotenti (di fronte all’opinione pubblica, al populismo, alla finanzia farwest), ecc.

    Tornando a Moscovici io da un lato capisco quello che dice. È evidente. Arrivati a questo punto l’unica maniera per fare qualcosa nell’ambito dell’unione è farla senza dirla, ossia il contrario di quanto anno fatto prima Sarkozy e poi Merkel. Dire niente federalismo, ma poi in realtà farlo. Alla Cavour diciamo. Che dire speriamo sia così, anche se le premesse son quelle che sono.

    Infine sul federalismo in quanto tale, penso ci sia una grande malinteso. I federalisti passano oramai per degli idealisti pieni di dabbenaggine, uomini fuori dal mondo, invasati da libro. Che hanno rovinato l’Europa con il loro stupido idealismo. Ora forse qualche federalista invasato esiste, ma 1/ la maggior parte è gente pragmatica assai (vedi il famoso metodo Schuman); 2/ se i paesi europei si trovano in questa situazione è proprio per la mancanza di visione comune altro che overdose idelogica europeista. Eppure….

  3. [...] Il non uso della parola ‘federalismo’ – Troppo ambigua, imprecisa, fonte di incomprensioni, dicono i sondaggisti. Più che altro, dico io, segno dell’incapacità dei leader europei di spiegare quale modello di federalismo si vuole per l’Europa. Sempre che lo si voglia. E, ad ogni modo, questo aspetto non fa che confermare quanto già asserito e riportato da noi di Maldeuropa, qui e qui. [...]


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