“clicca e salva i conti della Grecia”

Oggi La Stampa segnala l’iniziativa di alcuni sindaci italiani (che poi, al momento, sono solo due) che hanno deciso di raccogliere fondi per la Grecia. Il tutto è nato poche settimane fa dopo la decisione del sindaco di Cava de’ Tirreni di devolvere il suo stipendio alla causa greca. L’iniziativa può apparire originale, ma in realtà non è la prima.

Da vari mesi infatti sul sito del Ministero dell’Economia greco e su quello della Banca Nazionale Greca campeggia  un banner ad hoc che ricorda la presenza di un apposito “soldiarity acount  for public debt payement.  Pare che in questo modo siano stati racimolati fino ad’ora circa 5 ml di €uro.


era un sogno

Da qualche tempo si moltiplicano sui media i  servizi  sull’emigrazione europea.  Le Monde ha voluto invece dedicare un reportage al fenomeno opposto ossia a quegli emigrati che decidono di tornare nel loro paese proprio adesso, in piena crisi. Ha raccolto così una serie di testimonianze di Greci ritornati da poco nel loro paese natio. Tra le tante testimonianze (una è già stata citata da questo blog), spicca una frase di una traduttrice tornata in Grecia dopo tanti anni vissuti in Francia:

Mi son sentita Europea. Ho creduto a questa Europa senza frontiere, dove le persone potevano circolare liberamente. Ma credo che si trattasse di un sogno, un’illusione. Ed ecco che alla fine quello che abbiamo è un’Europa dei mercati finanziari

Questa frase esprime un chiaro sentimento di frustrazione che non va preso sottogamba.


sistema che non funziona

“Ne ho le scatole piene degli Europei di Bruxelles. Quando un piccolo paese che rappresenta appena il 2,7% del PIL europeo riesce a mettere in pericolo tutto un sistema, non è questo piccolo paese ad essere il principale problema, ma è il sistema che non funziona” (Elenis Panaritis, Deputata Greca del PASOK)



Verso le primarie europee?

Primarie “di coalizione” per designare il successore di Barroso. E’ la scommessa di Dani Cohn-Bendit.

Parlando nel corso di un convegno all’Université Libre de Bruxelles (titolo eloquentissimo: l’Ue sta implodendo?) il co-presidente dei Verdi europei non solo reitera l’appello alla creazione di un patto “per la democratizzazione sociale ed ecologica dell’Europa”, una sorta di grande alleanza di centro-sinistra che includerebbe gli stessi Verdi, i Socialisti, Liberal-democratici e Comunisti. Ma propone che all’interno della coalizione si celebrino primarie per scegliere il futuro candidato alla presidenza della Commissione. Un’idea che ha incassato un mezzo via libera da Guy Verhofstadt, presidente dell’ALDE, il quale tuttavia paventa l’opposizione di partiti nazionali che provengano da tradizioni politiche ancora poco avvezze o addirittura ostili al sistema delle primarie.

Quanti simpatizzanti potrebbe attirare una elezione di questo tipo? Secondo Cohn-Bendit tra i 6 e i 10 milioni (260 sono quelli che hanno facoltà di voto). E’ già qualcosa. Ultimamente, gli appelli e le iniziative per rafforzare la dinamica democratica in seno all’Ue – e risolvere l’annoso deficit –  si sono moltiplicati. Si è tornato a parlare apertamente di elezione diretta del presidente della Commissione (la Germania, ad esempio, è da sempre favorevole), senza dimenticare il famigerato rapporto Duff, il quale suggerisce l’introduzione di una quota di deputati europei eletti su un un’unica circoscrizione transnazionale. Tutto resta sulla carta. Il rischio è che si arrivi al giro di boa del 2014 (rinnovo di parlamento e collegio commissari) senza che nessuna di queste proposte trovi concreta applicazione. Il rapporto Duff, come è noto, è fermo in parlamento da diverso tempo, osteggiato da un pezzo consistente dell’emiciclo. Ci sono paesi membri che uscirebbero dell’Unione europea pur di non vedere il capo della Commissione eletto dal popolo (leggi Regno Unito).

Alla fine, proprio le primarie di Cohn-Bendit potrebbero contrassegnare l’unico, minuscolo passo in avanti sulla via di quella democratizzazione dell’Ue, tanto invocata quanto tradita.