Il bazooka della Commissione

La Commissione ha intenzione di lanciare un nuovo programma per l’impiego che, sostengono loro, creerà 17 milioni di posti di lavoro entro il 2020. Incredibilmente il programma, almeno per ora, sembra serio e ben strutturato:

  • Diminuzione imposte sul lavoro
  • Riconoscimento dei diplomi all’interno dell’Unione
  • Il ritorno dei salari minimi adattati alle esigenze odierne per ovviare al problema di quanti sono sotto la soglia di povertà anche se lavorano
  • L’apertura completa del mercato del lavoro pubblico e privato a tutti i cittadini europei

Il più importante di tutti è forse l’ultimo poiché i settori indicati come i più interessanti sono sanità, assistenza agli anziani, lo sviluppo sostenibile e le tecnologie informatiche. Proprio a proposito della necessità di una maggiore apertura e integrazione del mercato unico avevo scritto poco tempo fa prendendo ad esempio un rapporto stilato dal nostro attuale presidente del consiglio, Monti, che parlando solo di tecnologie informatiche ha ipotizzato una crescita incredibile.

Il meeting per discutere di questo progetto si terrà a Giugno. Ne vedremo delle belle anche perché in quella occasione si capiranno moltissime cose. Se anche dovesse passare non so se creerebbe 17 milioni di posti di lavoro, ma sicuramente darebbe una bella spinta alla crescita che altrimenti rischia di mancare per svariati anni a venire.


2 commenti on “Il bazooka della Commissione”

  1. federicomartire scrive:

    Non voglio fare il gufo populista, ma a me sembra sempre la solita manfrina già propinataci all’epoca della Strategia di Lisbona e poi della Strategia EU2020 (su cui si deve basare la nuova politica di coesione). Cosa c’è di diverso in quanto si propone oggi rispetto al passato? pressoché nulla. Il tema del riconoscimento dei diplomi è vecchio come l’UE e si ripropone ciclicamente, così come l’apertura completa del mercato del lavoro. Per quanto concerne invece la diminuzione delle imposte sul lavoro e il ritorno dei salari minimi adattati, le competenze sono statali, l’UE potrebbe provare a garantire un quadro di riferimento o modificare il framework degli aiuti di Stato, ma molto di più non vedo che possa fare.

    Il punto, in sostanza, è che o si cambia il metodo di governance dell’Unione, si ripartiscono nuovamente le competenze e si avviano le partnership rafforzate, o queste tante belle parole rimarranno lettera morta. Questo lo deve dire Barroso, deve avere il coraggio di gridarlo ai quattro venti.

    • alanmarazzi scrive:

      Direi che sul bisogno di un cambiamento della governance siamo tutti più che d’accordo. Per quanto riguarda Barroso, conoscendo il personaggio, è già fin troppo che abbia proposto questo programma, peraltro facendo ctrl-v dalla proposta di Monti quando era in Commissione. Temo che da lui non ci potremo mai aspettare niente di meglio, quindi per ora dovremo accontentarci di quello che abbiamo.


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