La grande fuga

Nel 2009 nel rapporto “An Agenda for a reformed cohesion policy” l’autore – l’attuale ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca – sottolineava come Bruxelles (intesa come la Commissione europea, in particolare) dovesse tornare ad essere il centro focale delle politiche europee attraverso, soprattutto, la concentrazione presso i propri uffici di persone di alto profilo in grado di apportare un reale valore aggiunto al processo di costruzione delle politiche europee.

A questo aspetto, Barca dedicava un intero ‘pilastro’ del suo Rapporto, specificatamente il Pillar 8: Refocusing and strengthening the role of the Commission as a centre of competence (pag. XXII-XXIII), evidenziandone quindi la rilevanza per il futuro non solo della politica di coesione europea, bensì, più in generale, di tutta l’UE e delle sue politiche.

Bene, a neppure tre anni di distanza, il commissario EU agli affari amministrativi Maroš Šefčovič confessa a Euractiv che l’UE ha “problemi nel reclutare i migliori civil servants” nell’impossibilità di competere coni salari e le offerte provenienti da altri paesi quali, ad esempio, Regno Unito, Olanda o Lussemburgo.

Sarà pur vero che it’s all about money e un salario alto a Londra è più attraente di uno buono a Bruxelles, ma è tutto qui quello che l’UE sa offrire? Un salario medio-alto e basta? Dov’è lo stimolo professionale, la sfida personale da proporre ai propri dipendenti? La sfiducia nei confronti dell’Unione si sta riversando anche all’interno del proprio personale? La sensazione di non essere incisivi a livello decisionale e la relativa frustrazione fanno sì che la gente rinunci a lavorare e crescere nelle istituzioni e negli organismi europei, evidentemente.

E questo, permettetemi di dirlo, è una grossa sconfitta per l’Unione.


francia-italia 2-0

Proprio come fece Sarkozy 5 anni prima, oggi Hollande, dopo essersi insidiato alla Presidenza della Repubblica, ed aver reso omaggio a delle personalità che hanno fatto la storia della Repubblica francese, ha preso l’aereo ed e’ partito a Berlino per incontrare la cancelliere tedesca.

Certo questa capatina espress in terra tedesca era ancora più necessaria rispetto a 5 anni fa, perché adesso l’Europa sta davvero per crollare. Sta di fatto, che iniziative come quelle di Hollande e Sarkozy, in Italia se le possano segnare. La politica estera e’ l’ultimo dei problemi di una classe politica ripiegata su stessa.

Che farebbe in Italia un Premier eletto appena insidiatosi? Altro che omaggio bipartisan e visita al Premier di un altro paese, nella provincia italica ci si limiterebbe tuttalpiù ad una visita al villaggio natale, con tanto di pacche e spaghettata in trattoria. Poi dice che non capisce perché l’Italia non la predono sul serio.

Insomma proprio come 5 anni fa, non ci resta che sognare.


Gli occhiali da sole di McMillan-Scott

Image

Ecco come si presenta oggi l’immagine del profilo twitter del Lib-dem britannico Ed McMillan-Scott, vicepresidente del Parlamento europeo con delega ai diritti umani e la democrazia. Un tocco di humor per promuovere e attirare l’attenzione su una delle cause che più stanno a cuore all’eurodeputato: i diritti umani in Cina.


Un fiasco chiamato EuroparlTV

Istituzioni europee e web 2.0: un rapporto complicato, irto di tormenti, da ultimo fallimentare. L’ultima cartina di tornasole dell’incapacità degli organismi di Bruxelles a tenere il passo con l’evoluzione dei “nuovi media” è la probabile soppressione di EuroparlTV.

La webtv dell’assemblea di Strasburgo colleziona meno visitatori mensili della pagina internet di un quotidiano locale, a fronte di un investimento annuale da capogiro: 9 milioni di euro. Un bilancio impietoso, che è ora finito nel mirino dei parlamentari stessi.

Nel rapporto di discarico del bilancio del 2010, i deputati chiedono infatti al segretario generale di prendere una decisione responsabile sul futuro della tv. Altrimenti detto: di disporne la chiusura. Un peccato. EuroparlTV in questi anni ha coperto con solerzia tutti i lavori dell’assemblea, rivelandosi un formidabile strumento per giornalisti e addetti ai lavori che non abitano a Bruxelles o semplicemente non avevano tempo e mezzi per seguire il carrozzone europeo a Strasburgo. Le interviste e i reportage sulla routine dei deputati, o i programmi di approfondimento sull’attività del Parlamento erano e restano non meno utili e interessanti.

Ma il problema, in fondo, è sempre lo stesso: anche se il format è innovativo, istituzioni come il PE si ostinano a proporre un giornalismo o un modo di fare comunicazione fin troppo tradizionale, e per ciò stesso poco appetibile al grande pubblico (che invece avrebbe dovuto essere il target principale dell’operazione). E’ pur vero che, almeno rispetto alla Commissione, per non parlare dei Comitati o la Corte di Giustizia, il Parlamento sta provando a offrire un’offerta informativa più innovativa e familiare con il web. Ma bisogna fare di più. Gli affari europei, purtroppo, sono noiosi, le scelte stilistiche e grafiche per diffonderli sono fondamentali. Il medium è il messaggio, ma se non lo si sa maneggiare, si chiude. Ed è giusto che sia così, se in ballo ci sono i soldi di un contribuente europeo che non conosce né conoscerà mai la storia senz’arte né parte di EuroparlTV.


Looking for austerity


Ormai in tutta Europa spira il vento di protesta verso una classe politica, ma soprattutto nei confronti dell’austerity. Il Partito Pirata nei paesi del Nord, la vittoria di Hollande, i risultati delle elezioni greche e le amministrative appena conclusesi in Italia lo confermano: gli Europei non vogliono l’austerity.

Peccato che di questa fantomatica austerity non ci sia traccia in Europa, infatti 24 paesi dell’Unione su 27 quest’anno aumenteranno le spese con buona pace di tutti coloro che sostengono la teoria austerity=recessione. Se non credete a me, almeno credete ad Alessandro Alesina e ad Investor’s Business Daily che ha ripreso il suo studio.


Buona Festa dell’Europa a tutti

Robert Schuman, di shilly shally

Robert Schuman, di shilly shally

La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. 

Robert Schuman, 9 maggio 1950


Úropa

Un gruppo di giornalisti e disegnatori franco-belgi – guidati da Bernard Yslaire, Laurence Erlich e l’autore del blog di Libération ‘Coulisses de Bruxelles‘ Jean Quatremer – hanno lanciato un’interessante, divertente e provocatoria applicazione per iPad: si tratta di Úropa, che nella descrizione ufficiale si presenta come

Un feuilleton numérique au format hybride, croisant bande dessinée et magazine d’actualités sur l’Europe politique et scientifique en 2032. Avec de fausses actualités racontées par de vrais journalistes français de Libération et belges du Soir, des photos réelles de personnages dessinés, des publicités mensongères, d’authentiques utopies scientifiques ou architecturales, et une bande dessinée qui révèle la face intime des personnages…

Simpatico, divertente e anche interessante, visto che chi ci scrive e disegna di UE e dintorni ne sa. Peccato solo sia esclusivamente per iPad, sarebbe interessante vederlo online per tutti. Ad ogni modo, Quatremer ha postato sul suo blog una parte del suo primo pezzo per Úropa, il cui attacco è degno di un film di fantascienza catastrofista:

En novembre 2032 aura lieu la seconde élection au suffrage universel du Président d’Ùropa. Silvio Berlusconi, « sua Europa Emittenza », 95 ans aux pelotes, que les miracles de la science moderne ont maintenus jeune, sera candidat à sa succession

Bon courage, Úropa…