Al verde (smeraldo)

A noi di Maldeuropa l’Irlanda piace tanto. E non solo per la straordinaria bellezza dell’isola di smeraldo, delle sue verdi colline, delle scogliere, della musica e dell’atmosfera. L’Irlanda ci piace perché, a suo modo, è uno specchio dell’Europa di ieri e di oggi.

La Repubblica fondata sul sangue dei ribelli guidati da Micheal Collins non è mai stato un paese molto fortunato dal punto di vista politico ed economico: soggiogati per secoli al Regno Unito, colpiti da carestie ed epidemie, l’Irlanda è nota quasi più per l’emigrazione che per ‘meriti’ propri.

Eppure, l’UE aveva saputo dare una grossa mano all’Eire. Un uso adeguato dei fondi europei, unito ad una politica fiscale leggera, aveva garantito al paese un decennio di crescita esponenziale, sino a valersi l’appellativo di California d’Europa, grazie alla moltitudinaria presenza degli headquarters continentali delle grandi imprese ICT e high-tech.

Poi, è arrivata la crisi, il crollo delle banche, i salvataggi statali, l’esplosione del debito e la necessità di intervento esterno per evitare la bancarotta. E con la crisi non è sparito solo il benessere economico, ma anche quell’immagine moderna, fresca e vitale che l’Irlanda aveva saputo raccontare fino a qualche anno fa. Certo, piano piano le cose si stanno rimettendo sui giusti binari, ma le difficoltà sono enormi, tanto da provocare cambi di paradgmi sociali profondi nella cultura locale. Qualche giorno fa, infatti, Le Monde raccontava di come dal 2007 ad oggi degli 8.000 pubs del paese oltre mille hanno abbassato la serranda. Circa 200 all’anno. I simboli della cultura, della politica, della società e dell’immagine collettiva di un paese che alzano bandiera bianca, cancellando dalle mappe della campagna dell’isola di smeraldo i riferimenti e l’ispirazione di poeti, scrittori e ribelli.

Metaforico, per un paese che sembra aver smesso di sognare, e che non ha neanche trovato lo scatto d’orgoglio per provare di dire di no al Fiscal Compact, approvato per referendum a fine mese. Bene (?) per l’UE, certo, e probabilmente anche per l’Irlanda. Ma anche sintomo di un’Europa che, specchiandosi negli occhi verdi e tristi dell’Irlanda, ha smesso di credere in sé stessa e nella forza della sua gente.



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