#contribuenti-netti?

Davanti alla guerra in corso sul futuro del budget europeo, è importante prepararsi, sopratutto quando alcuni stati sciorinano il concetto di contribuente netto. Sapevate per esempio che l’Italia è uno di questi paesi? È che alcuni alfieri dell’eurofobia come ad esempio l’Ungheria e la Repubblica Ceca fanno invece parte del gruppo dei beneficiari?

Per farvi un’idea precisa vale la pena dare uno sguardo a questa infografica pubblicata da Le Monde:


european biggest waste of money

I curiosi di affari europei conosceranno Nigel Farage, eurodeputato britannico, conosciuto dalla cronache di Bruxelles e di Strasburgo per le sue burbere filippiche euroscettiche. Ebbene nel corso della seduta plenaria del Parlamento Europeo di ieri a Strasburgo, davanti ad un Farage che per l’ennesima volta chiedeva una drastica riduzione del budget comunitario, Guy Verohfstadt, capogruppo dei liberali (nonché ex-primo ministro belga), gli ha risposto così:


un Erasmus per i politici locali

Un programma Erasmus per i politici? Eh!? Non è uno scherzo, si tratta di un azione preparatoria lanciata recentemente dalla Commissione europea e dal Comitato delle regioni, il cui obiettivo è quello “di favorire l’interazione e lo scambio di esperienze positive” . Chiamato Erasmus per i rappresentanti eletti locali e regionali, il programma vuole spingere gli eletti comunali, provinciali e regionali ad incontrarsi.

Se infatti i programmi di cooperazione regionale hanno già permesso la creazione di importanti sinergie a livello europeo, permettendo alle amministrazioni locali di conoscersi e di scambiarsi buoni pratiche, i politici sembrano non essere entrati in questa logica di apertura mentale*. Gli ultimi sviluppi lo dimostrano (vedi ripieghi identitari-nazionali di alcuni politici).

Ieri, 20 giugno, sono scaduti i termini per presentare le domande. Ora resterà da vedere come verrà condotta l’azione e se raccoglierà i primi frutti. Sperando che non sia troppo tardi.

PS.: Ricordo in particolare un responsabile politico locale, che mentre i funzionari del dipartimento che dirigeva si davano da fare per partecipare a progetti europei, lui dal suo ufficio, continuava a dire che non credeva nell’Europa. Chissà se questi programmi riescano ad instillare una goccia di coscienza europea in una classe politica di base sempre meno cosmopolita.


Europäische Union

Das Reichs-Affenhaus, di Frank M. Rafik

Das Reichs-Affenhaus, di Frank M. Rafik

Sui media italiani la notizia è passata un po’ sordina, ma le dimissioni di Jean-Claude Juncker da presidente dell’Eurogruppo – effettive da quest’estate – a causa delle eccessive pressioni franco-tedesche sul leader lussemburghese sono oggettivamente un terremoto. Non tanto per le dimissioni in sé, ma per il modo con cui Juncker ha sbattuto la porta e per il fatto che il suo addio rappresenta l’ennesima vittoria della Germania nel gioco politico europeo.

Già, perché a sostituire Juncker ci penserà Wolfgang Schauble, attuale ministro dell’economia della Germania, fidatissimo della cancelliera Angela Merkel e strenuo difensore dell’austerità di bilancio che tanto sta costando ai paesi del sud Europa. Insomma, non proprio una notizia eccellente per i PIIGS, ed ennesima dimostrazione della direzione che sta prendendo senza indugiare l’UE. Tutto questo senza colpo ferire, per ora, da parte di Van Rompuy e Barroso: ancora aspettiamo reazioni ufficiali.

Certo, ora la Germania dovrà rinunciare alla presidenza dell’European Stability Mechanism che entrerà in funzione a luglio, sostituendo l’European Financial Stability Facility attualmente guidato da Klaus Regling, la cui poltrona è ambita da Spagna e Francia in primo luogo.

E tutto questo mentre oggi, mercoledì 2 maggio, l’ECFIN si riunisce per cercare di trovare un candidato unico alla presidenza della European Bank for Reconstruction and Development, attualmente presieduta da – indovinate un po’? – un tedesco, Thomas Mirow. Mirow, per la cronaca, non ha molta voglia di schiodarsi dal posto, ma sembrerebbe essere uscito dalle grazie di Frau Merkel. Innegabile però che il prossimo presidente – che venga da Francia, UK, Polonia o Serbia – dovrà essere gradito a Berlino, ça va sans dire…


E il prossimo presidente della Commissione sarà…

Ed ora un po’ di sano gossip….

Euractiv stamane mette in fila le ultime indiscrezioni sui probabili candidati alla guida della Commissione europea nel 2014. Stando al portale di affari europei, la lussemburghese Viviane Reding, attualmente Commissario europeo alla Giustizia e i diritti fondamentali, starebbe già brigando sottobanco per farsi designare dal Partito Popolare Europeo.

Tra i Socialisti continua invece a rafforzarsi l’opzione Martin Schulz. Non è infatti un segreto che il politico del SPD stia utilizzando la presidenza del Parlamento europeo per fare lobby per se stesso.

C’è un terzo uomo? Si, e pare che sia proprio il nostro Mario Monti. Che, sempre secondo Euractiv, sarebbe molto gradito ad Angela Merkel. Ma si tratta pur sempre di capire quale o quali gruppi politici europei sosterranno la candidatura del nostro premier “tecnico”. Forse i Liberali di Guy Verhofstadt? Ancora è prematuro per fare congetture, il feuilleuton deve ancora entrare nel vivo.

 

 


Fuoco Amico

La Corte dei Conti Europea ha emesso un parere sulle proposte di regolamento della futura politica agricola comune (PAC). Il risultato per la Commissione e per la DG AGRI in particolare, come sintetizzato nel comunicato stampa, è imbarazzante. Per la Corte dei Conti, infatti:

“[…] the legislative framework of this policy remains too complex. […] the policy remains fundamentally focussed on spending and controlling expenditure and therefore oriented more towards compliance than performance.”

E poi giù con una sfilza di stilettate alle proposte legislative della CE che toccano più o meno tutti i punti delle proposte di regolamento, massacrandole con decisione.

La verità, tuttavia, è che la PAC – ancor più di tante altre politiche EU – è vittima di sé stessa: ormai da qualche anno, sferzata da potenti lobby che agiscono su Bruxelles e sui governi nazionali, si è trasformata in un ‘mostro fuori controllo’ che non si può più fermare. Una modifica rigorosa, amplia e decisa della PAC avrebbe, come primo risultato, una presa delle strade e delle piazze di mezza Europa da parte degli agricoltori continentali, magari supportati da qualche partito politico in cerca di voti (vedi Lega Nord con le quote latte). E di certo la CE e i governi nazionali hanno tutto l’interesse ad evitare questo bailamme.

Perciò, non aspettiamoci slanci particolari da parte dell’UE sulla PAC. Molto probabilmente, il rapporto della Corte dei Conti verrà riposto in un cassetto, l’audizione del suo presidente al Parlamento sarà ascoltata con noia da parte degli Eurodeputati e tutto proseguirà, più o meno, come prima. Inclusa la mia ulcera nervosa.


Chi disprezza, compra

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Second il sito G20 Influencers, che misura la sfera di influenza di Twitter, la top ten degli utenti Twitter politicamente più influenti in ambito di affari EU è guidata dall’inglese Gavin Hewitt, corrispondente BBC, e nella lista appaiano altri due cittadini della perfida Albione notoriamente anti-europeisti, il corrispondente del Daily Telegraph Bruno Waterfield e lo sciagurato MEP Nigel Farage, un Borghezio d’oltremanica, praticamente.

Insomma, tutta gente che, in fondo in fondo e con l’eccezione del serio e compassato Hewitt, con l’Europa ci scherza quasi, attaccandola in maniera rotonda e spesso demagogica. Che l’Unione abbia dei gravi problemi siamo i primi ad ammetterlo su questo blog, ma dà un po’ fastidio che la derisione provenga da esponenti così apertamente e populisticamente anti-EU, e il loro ‘potere’ su Twitter dimostra che quello ‘spirito europeo’ è oramai totalmente assente nel continente. A meno che Farage e Waterfield non soffrano di una ben mascherata sindrome di Stoccolma…