european biggest waste of money

I curiosi di affari europei conosceranno Nigel Farage, eurodeputato britannico, conosciuto dalla cronache di Bruxelles e di Strasburgo per le sue burbere filippiche euroscettiche. Ebbene nel corso della seduta plenaria del Parlamento Europeo di ieri a Strasburgo, davanti ad un Farage che per l’ennesima volta chiedeva una drastica riduzione del budget comunitario, Guy Verohfstadt, capogruppo dei liberali (nonché ex-primo ministro belga), gli ha risposto così:


Un fiasco chiamato EuroparlTV

Istituzioni europee e web 2.0: un rapporto complicato, irto di tormenti, da ultimo fallimentare. L’ultima cartina di tornasole dell’incapacità degli organismi di Bruxelles a tenere il passo con l’evoluzione dei “nuovi media” è la probabile soppressione di EuroparlTV.

La webtv dell’assemblea di Strasburgo colleziona meno visitatori mensili della pagina internet di un quotidiano locale, a fronte di un investimento annuale da capogiro: 9 milioni di euro. Un bilancio impietoso, che è ora finito nel mirino dei parlamentari stessi.

Nel rapporto di discarico del bilancio del 2010, i deputati chiedono infatti al segretario generale di prendere una decisione responsabile sul futuro della tv. Altrimenti detto: di disporne la chiusura. Un peccato. EuroparlTV in questi anni ha coperto con solerzia tutti i lavori dell’assemblea, rivelandosi un formidabile strumento per giornalisti e addetti ai lavori che non abitano a Bruxelles o semplicemente non avevano tempo e mezzi per seguire il carrozzone europeo a Strasburgo. Le interviste e i reportage sulla routine dei deputati, o i programmi di approfondimento sull’attività del Parlamento erano e restano non meno utili e interessanti.

Ma il problema, in fondo, è sempre lo stesso: anche se il format è innovativo, istituzioni come il PE si ostinano a proporre un giornalismo o un modo di fare comunicazione fin troppo tradizionale, e per ciò stesso poco appetibile al grande pubblico (che invece avrebbe dovuto essere il target principale dell’operazione). E’ pur vero che, almeno rispetto alla Commissione, per non parlare dei Comitati o la Corte di Giustizia, il Parlamento sta provando a offrire un’offerta informativa più innovativa e familiare con il web. Ma bisogna fare di più. Gli affari europei, purtroppo, sono noiosi, le scelte stilistiche e grafiche per diffonderli sono fondamentali. Il medium è il messaggio, ma se non lo si sa maneggiare, si chiude. Ed è giusto che sia così, se in ballo ci sono i soldi di un contribuente europeo che non conosce né conoscerà mai la storia senz’arte né parte di EuroparlTV.


Fuoco Amico

La Corte dei Conti Europea ha emesso un parere sulle proposte di regolamento della futura politica agricola comune (PAC). Il risultato per la Commissione e per la DG AGRI in particolare, come sintetizzato nel comunicato stampa, è imbarazzante. Per la Corte dei Conti, infatti:

“[…] the legislative framework of this policy remains too complex. […] the policy remains fundamentally focussed on spending and controlling expenditure and therefore oriented more towards compliance than performance.”

E poi giù con una sfilza di stilettate alle proposte legislative della CE che toccano più o meno tutti i punti delle proposte di regolamento, massacrandole con decisione.

La verità, tuttavia, è che la PAC – ancor più di tante altre politiche EU – è vittima di sé stessa: ormai da qualche anno, sferzata da potenti lobby che agiscono su Bruxelles e sui governi nazionali, si è trasformata in un ‘mostro fuori controllo’ che non si può più fermare. Una modifica rigorosa, amplia e decisa della PAC avrebbe, come primo risultato, una presa delle strade e delle piazze di mezza Europa da parte degli agricoltori continentali, magari supportati da qualche partito politico in cerca di voti (vedi Lega Nord con le quote latte). E di certo la CE e i governi nazionali hanno tutto l’interesse ad evitare questo bailamme.

Perciò, non aspettiamoci slanci particolari da parte dell’UE sulla PAC. Molto probabilmente, il rapporto della Corte dei Conti verrà riposto in un cassetto, l’audizione del suo presidente al Parlamento sarà ascoltata con noia da parte degli Eurodeputati e tutto proseguirà, più o meno, come prima. Inclusa la mia ulcera nervosa.


I Partiti Pirata alla conquista del Parlamento europeo

Galvanizzati dagli ultimi poll tedeschi, che hanno elevato la locale propaggine a terza forza del paese, i partiti pirata affilano le armi per un debutto europeo in grande stile.

La convention internazionale dei “bucanieri della rete”, tenutasi ieri a Praga, da il via libera alla costituzione di un’unica formazione europea in vista delle prossime elezioni per Strasburgo. L’accordo prevede una piattaforma programmatica unitaria e, in caso di successo, la costituzione di un gruppo politico in seno all’assemblea. In cima alla agenda politica, spiccherebbe l’opposizione all’ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement), l’accordo commerciale plurilaterale volto a dettare norme più efficaci per contrastare la contraffazione e la pirateria informatica, e nel quale molti vedono una pericolosa restrizione delle libertà sulla rete.

Nata nel 2006, l’internazionale Pirata punta insomma alla creazione di un vero e proprio partito transnazionale, alla maniera delle principali famiglie politiche europee. Dopo i primi successi elettorali in Svezia, dove è nata la prima forza del genere, l’ondata pirata si è diffusa su tutto il Vecchio Continente. In Germania sta conoscendo un eccezionale successo e non è da escludere che anche in altri paesi cominci presto a intercettare il malcontento e la disaffezione politica, in special modo tra i giovani. Resta da capire, se il partito sarà capace di andare oltre l’orizzonte del “one-issue”…


Prima ti esilio, poi ti riabilito: il caso Salvini

I giochi sono (quasi) fatti: dalle ceneri del terremoto giudiziario che ha “prepensionato” Umberto Bossi, annichilendo le ambizioni politiche del figlio e delfino Renzo e sbandando il cosiddetto “cerchio magico”, la Lega rinascerà nel segno di Bobo Maroni. L’ex ministro degli interni dovrebbe essere proclamato segretario federale al prossimo congresso nazionale di giugno.

Ma nel crepuscolo degli dei leghisti, molte altre caselle di comando sono destinate a cambiare occupante sulla scia delle “purghe” invocate da più parti invocate per ritrovare la verginità in seno al partito. Cosi’, pare che Matteo Salvini, un maroniano della prima ora, sia destinato a diventare il nuovo segretario della Lega Lombarda (che assieme a quella Veneta forma la Lega Nord) al posto di Giancarlo Giorgetti.

E che c’entra con l’Europa?

C’entra eccome: Salvini infatti è eurodeputato da circa tre anni. L’idea di spedirlo nell’anonima e remota cerchia di Strasburgo è in parte dovuta alle gaffe razzistoidi di cui il deputato ha tristemente fatto incetta in anni recenti: come quando suggerì di istituire sulla metro di Milano vagoni riservati agli immigrati, neanche fossimo nel Sudafrica dell’apartheid, o si fece riprendere mentre intonava un coro piuttosto offensivo nei confronti dei napoletani.

Del resto anche il collega di partito Mario Borghezio è stato “esiliato” da tempo al Parlamento europeo per nuocere di meno all’immagine nazionale del “movimento” dopo essersi macchiato di una formidabile sequela di esternazioni e iniziative a dir poco imbarazzati per usare un eufemismo (su tutte la campagna di “disinfestazione” delle prostitute nigeriane). Ma ora che i vertici legisti sono nell’occhio del ciclone per aver disinvoltamente usato fondi pubblici per correre la cavallina, le invettive xenofobe di Borghezio e Salvini al confronto sembrano una inezia. E allora si può’ senz’altro riaccoglierli in patria.

Niente di nuovo sul fronte occidentale. Come insegna la presenza dei De Mita e Mastella tra i banchi dell’euroassemblea (ancora prima di De Michelis e Bonsignore), l’Italia conserva il vizietto di premiare con un seggio a Strasburgo personaggi scomodi o divenuti troppo imbarazzanti per restare nel contesto politico patrio. Non potendosene liberare, meglio “mandarli in continente” con una buonuscita dorata. A dimostrazione dell’alta considerazione che i nostri partiti nutrono per l’attività del Parlamento europeo.


Santo subito

Urban Saint di cobalt123

Urban Saint di cobalt123

Personalmente penso che un inglese, europeista, federalista, liberal-democratico che dal 1999 combatte donchisciottamente per la riforma del sistema elettorale europeo cercando di creare liste transnazionali, di abbattere il deficit democratico della UE, di aumentare il senso di appartenenza a questa sconclusionata Unione e di fare del PE una vera ‘camera bassa’ europea, beh, merita un enorme rispetto per il coraggio e la perseveranza.

E se poi quando (meno di un mese fa), dopo che per l’ennesima volta una sua – peraltro leggera – proposta di riforma viene bocciata dai colleghi europarlamentari, ancora trova la voglia di scrivere una lettera ad EU Observer invitando a riflettere sull’assunto e a comprendere le ragioni della ‘eurofobia’ alla riforma elettorale senza trascendere in insulti, allora l’avvio del processo di beatificazione laica europeista è da avviare subito.

Avercene, di Andrew Duff.